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Ce lo dice la 9° edizione del DebtScreening.

Se non sai che cos’è, te lo diciamo noi: è l’Osservatorio sull’Italia che, in base alle indagini che abbiamo svolto in un certo arco di tempo, disegna una sorta di mappa della situazione del debitore, per caratteristiche demografiche, reperibilità, occupazione, negatività e situazione patrimoniale.

Questa 9° edizione analizza il 2021 e il primo semestre del 2022. Per avere un quadro più preciso dell’andamento, abbiamo inserito un confronto con i dati del 2020, presi direttamente dalla scorsa edizione.

Un po’ di contesto

La situazione economica attuale continua ad essere instabile, con la crisi energetica che impatta sui bilanci di imprese e famiglie e il termine delle moratorie post-covid. Le note positive ci sono: i dati economici relativi all’Italia vedono delle previsioni migliori della media europea e delle principali economie mondiali.

Lo studio OCSE prevede una crescita del +3,1% per l’Eurozona nel 2022, che passerà al +0.3% nel 2023, mentre l’Italia potrebbe registrare un +3,4% nel corso di quest’anno, calando al + 0,4% nel 2023. Uno scenario futuro che vede il nostro paese crescere più di Cina (+3,2%), Usa (+1,5%) e Germania (1,2%).

La spinta data da politiche fiscali espansive e PNRR non ha però influenzato il mondo dei crediti deteriorati, che segue logiche temporali differenti. Secondo le stime del Market Watch NPL, si prevedono nuovi flussi di crediti deteriorati nel triennio 2022-2024 per 82 miliardi di euro. Il sistema bancario italiano continua comunque a reggere, grazie al lavoro svolto negli ultimi anni dai Servicer specializzati, portando il proprio NPE ratio dal 4,1% del 2021 al 3,2% del 2022. Ben al di sotto del target del 5% indicato dall’EBA.

Ma chi ha debiti in Italia?

Diciamocelo, potenzialmente tutti. Visto l’andamento economico, sono aumentate anche le probabilità. Quelli monitorati da noi, ci hanno dato un’idea della situazione di quelli deteriorati.

Veniamo ai numeri del 2022: il 49% dei debitori sono over 65, con uno stipendio medio di 1.316,4 euro, oppure una pensione media di 798,06 euro. Il 52% è proprietario di un immobile, il 78% di un veicolo e il 98% è titolare di un conto corrente, che si conferma il bene più rintracciabile. I conti correnti bancari battono quelli postali 56 a 44.

Rispetto al 2020, è aumentata in modo significativo la reperibilità (passando dal 74% al 91%) e la rintracciabilità di tutti i beni aggredibili.

E le aziende?

È aumentata la presenza di società di capitali, che passano dal 58% del 2021 al 63% del 2022. Il settore più interessato è quello dei servizi (il 26% del totale). Hanno registrato un calo tutti gli eventi negativi (protesti, pregiudizievoli e procedure concorsuali). Il 21% delle aziende risulta avere un immobile di proprietà, il 43% un veicolo e il 95% un conto corrente. Anche in questo caso, il c/c si conferma il bene più reperibile, più precisamente nel 98% dei casi. In questo caso, i conti correnti postali registrano solo un 6% contro il 94% di quelli bancari.

Un confronto sullo stato delle attività ci dice che il 16% delle aziende che, secondo la nostra analisi, erano in difficoltà nel 2021, a luglio 2022 risultava cessato o cancellato.

In questi casi le azioni tempestive in fase di recupero giocano ancora un ruolo strategico.

Se vuoi vedere tutti i dati che abbiamo analizzato, puoi scaricare il DebtScreening qui:

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"Come sono andati i crediti deteriorati nel 2021 e 2022?"

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