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Ritardi nei pagamenti: le imprese italiane migliorano la gestione dei propri crediti nel 2017

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I dati dei pagamenti commerciali relativi alle imprese italiane divisi per aree geografiche e settori merceologici nello studio di Cribis.

 

La gestione del capitale circolante e dei crediti commerciali resta uno degli elementi strategici per le imprese, siano esse di grandi o piccole dimensione. I ritardi nei pagamenti sono infatti uno dei fattori che più incidono sulla liquidità delle aziende e di conseguenza sulla propria redditività.
I dati dello studio di Cribis offrono un’analisi, sia temporale che territoriale, interessante per capire quale sia il trend delle imprese italiane e delle proprie abitudini di pagamento.
Il 2017 ha visto migliorare sensibilmente i numeri dell’anno precedente con un -13% nel numero di ritardi oltre i 30 giorni dalla data di scadenza, se pure questa categoria di ritardi risulti essere ancora attestata sul 12% del totale dei pagamenti (12,3% nello stesso trimestre del 2016).
Dal punto di vista dei virtuosi sono purtroppo sempre troppo poche le imprese regolari con un 35,6% del totale, mentre più della metà (52,4%) sono quelli in ritardo di massimo 30 giorni.
Se si guarda al trend degli ultimi anni si può notare che le percentuali prima della crisi erano decisamente più basse per i ritardi gravi con il migliore livello raggiunto nel 2010 (5,5%) ma d’altro canto il trend degli ultimi anni è sicuramente positivo ed in calo rispetto al picco raggiunto tra il 2013 ed il 2014 (15,7%).

Se si va poi ad esplodere il dato a livello nazionale per aree geografiche vediamo come il Nord-est risulti essere la più virtuosa tra le zone d’Italia con un livello di pagamenti commerciali entro il limite predefinito che arriva al 44,1% con il Veneto in testa tra le regioni (44,9%); speculari sono i dati relativi ai pagamenti oltre 30 giorni con un 7,3% per la zona ed un 6,9% per  Veneto e Trentino-Alto Adige. Subito dietro si conferma l’altra parte del Nord con il Nord-Ovest che si attesta rispettivamente al 40,7% e 8,4% con la Lombardia che alza decisamente la media con il suo 44,4% di pagamenti entro le tempistiche e 7,3% di pagamenti oltre i 30 giorni di ritardo.
Più si scende per lo Stivale più i dati relativi alle abitudini di pagamento peggiorano con il Centro che rispetta i tempi nel 31,7% dei casi mentre esce fuori dai termini nel 14,2%.
Si chiude con Sud e Isole che purtroppo fanno registrare il dato peggiore con il 23,2% nei tempi sul totale contro addirittura il 19,7% di pagamenti avvenuti dopo il 30° giorno dalla data di scadenza.
Vince il non ambito titolo di Regione peggiore la Sicilia dove il livello di ritardi gravi supera di 2,2% quello relativo ai regolari.

La seconda esplosione è quella relativa ai diversi settori che mostra sensibili differenze e l’indicazione di alcuni settori fortemente colpiti dal fenomeno ed altri più affidabili.
Come si può intuire il mercato del commercio al dettaglio è quello che più soffre in questo senso con una percentuale di ritardi oltre i 30 giorni dalla scadenza che arriva al 18,2% ed il numero dei buoni pagatori che invece supera di poco un quarto del totale (25,9%).
Al contrario il settore manifatturiero è quello che fa registrare il risultato migliore dal punto di vista dei ritardi over 30 con un 8,2% sul totale. Se invece andiamo a vedere il migliore settore dal punto di  vista del pagamento entro i termini vediamo come sia il settore finanziario a prevalere con il 46,1% di buoni pagatori.

La conoscenza del contesto e di una visione statistica del fenomeno può aiutare a comprendere cosa aspettarsi da un determinato settore merceologico o da una specifica territorialità. Da questa prima riflessione diventa però fondamentale la gestione del proprio portafoglio clienti e l’analisi dei nuovi potenziali partner commerciali perché svolgere un monitoraggio continuo ed insieme valutare l’affidabilità commerciale di eventuali nuove imprese interessate fa la differenza tra una gestione a vista ed una strategica del proprio credito commerciale; più liquidità significa più capacità operativa e più possibilità di investimenti quando si parla di momenti aziendali di espansione e parallelamente vuol dire più copertura e più stabilità quando invece si parla di crisi e momenti di stagnazione della domanda.
E’ questo infatti uno dei campi principali sui quali si continua a giocare la sfida concorrenziale tra imprese e quella individuale relativa alla sopravvivenza economica.

 

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