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NPL: il futuro delle Banche italiane ed il rischio “sofferenze” tra nord e sud

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Le prossime cessioni di crediti deteriorati dei principali istituti bancari italiani e le differenze territoriali tra crediti concessi e sofferenze bancarie

 

Il lavoro di pulizia svolto dagli Istituti di credito italiani continua senza sosta, dopo un’annata, quella appena passata, che ha visto dei numeri decisamente positivi con la cessione di 64 miliardi di crediti deteriorati, ai quali si aggiungono i 10 miliardi gestiti internamente dalle Banche nazionali. Oltre ai valori nominali anche gli indici nel 2017 migliorano con l’NPL ratio che scende dal 5,6% al 4,7%.  

Ma quali sono le prospettive per il futuro dei principali istituti bancari italiani? Le ultime previsioni parlano di circa 84 miliardi di euro di NPL smaltibili nel biennio 2019-2021 con Monte dei Paschi e Intesa San Paolo al primo posto per valore dei crediti deteriorati in uscita. Sarà infatti sviluppata in questo periodo la maxi cartolarizzazione di MPS per 32 miliardi mentre non è da meno Intesa San Paolo che arriverà a smaltire circa 26 miliardi di euro. Continua invece il gran lavoro di Unicredit che si libererà di ulteriori 8 miliardi di crediti deteriorati in questi anni. Tra le top 7 banche nostrane troviamo poi Banco BPM che secondo le previsioni dovrebbe ripulire il proprio portafoglio crediti per circa 12 miliardi; infine troviamo BPER e Banca Carige rispettivamente con 4 e 2 miliardi di NPL smaltiti, mentre Ubi Banca, tra le più propense alla gestione interna dei propri crediti, ultimamente ha aperto qualche spiraglio ad una cessione oculata di una parte delle proprie sofferenze, anche se in questo momento non ci sono stime dettagliate sui possibili piani d’azione e rispettivi valori nominali (fonte Milano Finanza).

Una volta analizzate le previsioni sul tema NPL è interessante capire come questi crediti deteriorati siano suddivisi all’interno della penisola e quali siano le caratteristiche di questo mercato a livello territoriale. I dati di Banca d’Italia, aggiornati al 30 settembre 2017, mostrano una differenza sostanziale tra Nord e Sud Italia. Se infatti si va a vedere la percentuale dei crediti deteriorati per zona vediamo come il 52% di questi sia dislocato nelle regioni settentrionali, dato sicuramente da rapportare alla percentuale di crediti concessi sul totale che vede il 69% del capitale concesso proprio al Nord.

Se si passa dai valori assoluti a quelli relativi vediamo che la percentuale di sofferenze sul totale dei crediti concessi al sud arrivi al 24% con un picco del 26% nelle Isole, decisamente più elevati rispetto alla media nazionale che si attesta intorno al 10%. I motivi di questa disparità sono da ricercarsi sicuramente nella differente situazione economica territoriale, ma non solo. Il passaggio dei crediti a sofferenza al Sud è infatti dovuto anche ad altri fattori strutturali come la durata del recupero crediti che se per Milano vede la sua conclusione mediamente in 3,3 anni, a Napoli arriva a 5,2. Stesso rapporto per la durata dei fallimenti che passa dai 5,2 anni di Milano agli 8,6 di Napoli.

Ovviamente si parla di dati statistici per cui non è possibile fare un ragionamento onnicomprensivo di tutti i portafogli crediti esistenti ma è sicuramente un dato rilevante. Se si considera poi che, a livello macro, gli Istituti  bancari al Sud sono più incentrati  verso la raccolta di risparmio, il quale poi viene invece impiegato al Nord, sono comunque positivi i dati, dal punto di vista della ripresa economica, che vedono l’aumento dell’accesso al credito al meridione rispetto al settentrione.  Più crediti concessi vorrà dire più sofferenze? Se andiamo a vedere i dati relativi al tasso di deterioramento dei crediti vediamo come l’Italia si stia comunque muovendo, se pur con ritmi diversi, verso un miglioramento con il Nord che passa dal 4,9% al 2,2% ed il Sud che vede il tasso scendere dal 6,4% al 3,5% (fonte Banca d’Italia).

Il miglioramento della qualità del credito e dei livelli delle sofferenze passa quindi sia da una gestione reattiva e strutturata del recupero del credito in caso di gestione interna, che da una riqualifica dei propri portafogli crediti per poi poter effettuare delle cessioni più convenienti e ad un prezzo accorci sempre più il gap, purtroppo tuttora elevato, tra Fondi e Servicer acquirenti e Istituti bancari che cedono. La gestione a posteriori ovviamente gioca un ruolo fondamentale ma, visti i dati e le diverse rischiosità e difficoltà di recupero a seconda della tipologia di Debitore e della territorialità, l’analisi preventiva approfondita dei soggetti ai quali concedere un credito resta una grande forma di tutela dell’intero sistema; un circolo virtuoso nel quale la Banca valuta un’impresa prima di concedere credito e l’impresa valuta i propri clienti prima di concedere essa stessa un credito è ciò che realmente può incidere nel quotidiano sulla situazione economica e del credito a livello globale.  
 

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