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NPL: gli affari principali del 2016 nel mercato dei crediti deteriorati italiani

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Un anno movimentato per le cessioni di non performing loans, tra banche italiane in crisi e fondi di investimento internazionali.

Un anno movimentato per le cessioni di non performing loans, tra banche italiane in crisi e  fondi di investimento internazionali.

Il 2016 ha visto il mercato degli NPL protagonista di una fase espansionistica se pur con dei volumi che sostanzialmente tengono quelli dell’anno precedente.
La percentuale dei crediti deteriorati sul totale degli impieghi a livello nazionale si attesta infatti al 10,53% a fine 2016 mentre e le grandi banche italiane continuano a soffrire, secondo gli stress test, di una fragilità che si trasmette poi al sistema stesso.

Anche il Governo si è mosso per sostenere il mercato e ridurre il volume di crediti deteriorati e soprattutto delle sofferenze grazie alla Garanzia sulla Cartolarizzazione delle sofferenze (GACS) che fondamentalmente, dopo aver valutato la recuperabilità delle varie posizioni di un portafoglio, si fa garante della parte di crediti, definiti junior, con minore rischio e minore rendimento.
Questa soluzione, proprio per l’impossibilità dello Stato di garantire i crediti più rischiosi, lascia qualche dubbio sugli operatori del settore.
Inoltre anche il sostegno al Fondo Atlante nasce con l’obiettivo di sostenere gli istituti bancari senza ricorrere agli aiuti di Stato diretti, ma permettendo al pubblico di comportarsi come un privato; nel fondo Atlante agiscono in fatti, oltre alle banche, anche la Cassa prestiti e depositi ed una società di Poste, anch’essa pubblica.

Sono tante le cessioni di NPL concluse quest’anno e hanno visto coinvolte diverse realtà italiane e grandi fondi di investimento stranieri.
Si parte da una delle più grandi cessioni della storia dei crediti deteriorati con l’affare tra Unicredit da una parte e Pimco e Fortess dall’altra, che hanno dato il via ad una cartolarizzazione del valore di 17,7 mld di euro. Di questi 3,5 sono riferiti a crediti ipotecari su immobili dei quali si farà carico Pimco mentre il fondo Statunitense Fortess rileverà il resto.
In attesa della conclusione di questo affare è proprio Pimco a chiudere l’acquisto a inizio dicembre dei primi 1,4 mld di crediti, per la maggior parte relativi a prestiti in bonis nel settore Real Estate.
Unicredit  è sicuramente la protagonista di questa fase di de-risking che la vedrà in primo piano anche nel 2017 e negli anni seguenti con il progetto FINO (Failure Is Not an Option).

Un altro protagonista, questa volta dal punto di vista dei fondi di investimento, è sicuramente il colosso polacco Kruk che annovera quest’anno acquisti di portafogli NPL importanti, dai 290 mln di MPS in giugno ai 940 mln di Unicredit fino all’acquisizione pre-natalizia di un portafoglio di Banca Ifis da 750 mln di euro.
Anche i fondi italiani si muovono sul mercato con acquisti di portafogli sul territorio come quello, da parte del Credito Fondiario, dellle posizioni del Credito Valtellinese, che si aggirano intorno ai 106 mln totali.
Uno degli operatori italiani più attivi in questo 2016 è sicuramente Banca Ifis che nei primi 6 mesi aveva già acquistato 2,3 mld di NPL e in questo momento possiede un portafoglio proprietario con al suo interno 1,3 milioni di posizioni e quasi 9 miliardi di valore nominale totale.

Le prospettive per il futuro restano interessanti con l’inserimento nel mercato italiano di operatori importanti come il gruppo inglese Arrow Global Group PLC che proprio qualche giorno fa ha presentato una proposta di acquisizione della Zenith Service Spa che gestisce un volume di affari intorno ai 14 mld e attraverso la quale si pone l’obiettivo di penetrare il mercato.

Anche dal punto di vista delle cessioni il futuro prospetta diverse movimentazioni interessanti con Carige che partirà con la prima tranche da 1 mld di crediti deteriorati nel primo trimestre 2017 per poi andare a chiudere l’operazione complessiva da circa 1,9 mld in seguito.
Sulle stesse cifre si aggira l’ammontare di NPL che Creval si pone l’obiettivo di cedere tra il 2017 e il 2018 accompagnate però, all’interno del piano strategico, dalla chiusura di 70 sportelli bancari e dalla trasformazione di 25 sportelli in filiali digitali.
Protagonisti di questo mercato non solo grandi operatori ma anche gruppi di diversi soggetti come nel caso della cessione di 366 mln di NPL coordinata da Iccrea Banca e che ha visto coinvolte alcune società dello stesso gruppo bancario, 28 Banche di Credito Cooperativo e il Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo; il portafoglio è stato ceduto alla Sirius SPV che ha poi emesso titoli sottoscritti dal Bayview Global Opportunities Fund
Creditech Spa, società del gruppo Mediobanca, chiude invece l’acquisto di due portafogli rispettivamente da Banca Desio e dalla Banca Popolare di Spoleto per un totale di 150 mln di crediti portando così il suo stock di NPL a quasi 2 mld di euro.
Altra importante cessione in programma per il primo trimestre 2017 è quella relativa ad Intesa San Paolo che ammonta a 2,5 mld; per questo portafoglio proprio Intesa ha selezionato una short-list con  tre candidati all’acquisizione: Apollo, Cerberus e Crc.
Questa operazione, che pesa per il 6% sul totale degli NPL posseduti, rientra all’interno del piano della banca italiana di gestire i crediti deteriorati attraverso un lavoro interno e cessioni selettive.

A questo punto siamo giunti a fine anno e la conclusione di questo breve racconto non può che essere d’effetto. Aspettiamo infatti di vedere come si concluderà la questione Monte dei Paschi di Siena ed il suo salvataggio. Dopo i vari aumenti di capitale richiesti, l’intervento statale e gli sviluppi degli ultimi giorni gli operatori del settore restano in trepidazione per capire quale sarà il destino dei 27,6 mld di crediti deteriorati targati MPS.
Ai posteri (si spera non troppo) l’ardua sentenza.

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