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La storia della Donna dal Delitto d’Onore allo Stalking

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L’evoluzione legislativa dei reati connessi al genere femminile, dalla violenza domestica al femminicidio, e la situazione ai giorni nostri

 

Sono passati ormai 37 anni da quel  5 settembre 1981 in cui il Parlamento italiano abrogò due leggi che, approfondendone i contenuti, sembrano ancor meno recenti; con la legge 442 infatti vennero aboliti il “matrimonio riparatore” ed il “delitto d’onore”.
La prima legge è quella appunto del matrimonio riparatore che, nel caso di violenza sessuale da parte di un uomo verso una donna, permetteva al primo di evitare la pena prendendo in sposa la donna vittima di violenza cosi che la famiglia riacquistasse l’onore perduto. La seconda, quella appunto del delitto d’onore, prevedeva invece delle pene attenuate per il marito che, riscontrato l’adulterio della moglie o anche più in generale una “illegittima relazione carnale” di una figlia o sorella, avesse reagito uccidendo la donna e/o l’amante, con reclusione dai 3 ai 7 anni.

Le origini di queste leggi sono da ricercarsi nel cosiddetto Codice Rocco, istituito nel ventennio fascista, che rimarcava comunque la concezione della donna tipica dell’età medievale dove il concetto di dote e la verginità come valore intrinseco della “potenziale moglie” erano al centro di ogni matrimonio. Per quanto riguarda il matrimonio riparatore il simbolo femminile della sua abolizione è sicuramente Franca Viola, la prima donna a rifiutarlo, a seguito del rapimento e della successiva violenza carnale da parte di uomo,  nel 1966; grazie al sostegno della famiglia Franca Viola riuscì infatti a superare quella costrizione sociale oltre che a far condannare il proprio violentatore ad 11 di reclusione. Con l’abolizione di questa legge, nello stesso iter rientrò poi come anticipato anche il delitto d’onore.

Dopo questo grande passo verso la tutela della donna ne arrivò uno ulteriore, 18 anni dopo, che nel suo complesso sanciva un concetto importantissimo, e cioè il passaggio della violenza sessuale dalla sezione dei reati contro la morale pubblica a quella dei reati contro la  persona; un passaggio importante dal punto di vista legislativo, quello avvenuto nel 1996, ma ancora di più da quello simbolico ed intrinseco con il ruolo della vittima che finalmente viene messo in primo piano rispetto ad una morale di cui il concetto non è decisamente chiaro.

Passano poi altri 13 anni per arrivare ad un nuovo step con il decreto legge n. 11/2009 (convertito dalla l. n. 38/2009) che ha introdotto con l’art. 612-bis c.p., il reato di “atti persecutori” che rende quindi lo Stalking un reato a tutti gli effetti. Per le vittime di stalking infatti questa situazione in tantissimi casi rappresenta l’anticamera della violenza e nei casi peggiori del femminicidio. Il reato, per essere giudicato tale deve comportare nella vittima un’alterazione delle abitudini di vita, un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di una persona alla quale il soggetto è legato da relazione affettiva.

Ulteriore tassello è la Legge 15 ottobre 2013, n. 119 che  contro la violenza di genere che arricchisce il codice di nuove aggravanti nel caso in cui il colpevole sia o sia stato in relazione affettiva con la vittima a prescindere da convivenza o matrimonio, per violenza assistita e tutti i reati di maltrattamenti compiuti davanti a minori, per stalking anche senza vincolo di coppia. Viene poi chiarito il nodo querela revocabile o no con la definizione delle casistiche più gravi in cui la querela resta irrevocabile, per evitare il ripensamento da parte della vittima. Vengono poi finanziati circa 10 milioni per prevenzione, educazione e formazione e per promuovere centri-rifugio per le vittime.

Infine sono recenti le disposizioni dell’art. 1, comma 220 della Legge Bilancio 2018, che definiscono le modalità per la fruizione dei sussidi con riferimento all’assunzione a tempo indeterminato da parte delle cooperative sociali di donne vittime di violenza di genere e che vietano il licenziamento a seguito di una denuncia per molestia.

In questi 37 anni, come abbiamo visto, si sono fatti tantissimi passi in avanti dal punto di vista legislativo e della tutela della donna ma tutto ciò è sufficiente? Gli ultimi dati disponibili sul numero dei femminicidi parlano di 114 donne uccise nei primi 10 mesi del 2017, rappresentanti il 36,3% del totale degli omicidi; ad aprile 2018 erano già 25 le donne uccise. In generale il trend dal 2000 al 2016 ha visto un leggero miglioramento dei numeri con una percentuale però più alta di donne sul totale degli omicidi (dal 26,4% del 2000 al 37,1% del 2016). Il dato più significativo è la percentuale di donne uccise all’interno del nucleo famigliare che mediamente si aggira intorno al 71%.

Ultimo dato che può far ben sperare, dal punto di vista della consapevolezza e dell’importanza di denunciare i propri molestatori, sia per quanto riguarda le violenze fisiche che i casi di stalking, è l’aumento del 53% dell’utilizzo del Telefono Rosa, numero creato per permettere alle donne di denunciare i casi di violenza (1522). Questo infatti può non significare un aumento del numero di violenze ma, come ci si augura, un aumento della volontà da parte delle donne di abbandonare la paura e denunciare. Lo stalking ed i primi casi di violenza domestica sono infatti solo i primi segnali che possono portare, se non arginati, a far aumentare il numero delle vittime. A sostegno di questa fase rientra anche l’attività delle società investigative che, grazie alle indagini svolte, sono in grado di reperire gli elementi probatori utili a definire se il reato di stalking è stato realmente commesso, con tutte le implicazioni a cui il molestatore può andare incontro.

La lotta a questi fenomeni non finisce mai e chiunque può dare un contributo, dalla Politica alle Istituzioni, dai Consulenti legali e tecnici alle Scuole fino ai Giornalisti ed ai Cittadini nel suo complesso; forse proprio questi con in capo il ruolo più decisivo perché esponenziale e capace di cambiare quel concetto sociale di Donna come proprietà e di accettazione del rifiuto da parte dell’uomo. La strada è quella giusta ma manca ancora tanto al traguardo.

 

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