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L’impatto della recente situazione economica sugli operatori del mondo del credito e la riforma della giustizia civile. Se ne è parlato durante il Convegno di CreditNews sulla gestione giudiziale dei crediti.

Gli strascichi della pandemia ed uno sguardo al futuro

A causa dell’emergenza sanitaria, il PIL nazionale ha subito una contrazione tra il 9 ed il 10% con un calo del commercio mondiale del 10%. Le attuali stime sull’andamento del PIL in Italia prevedono una ripresa intorno al 4% per il 2021 ed al 3,8% per il 2022, subordinatamente all’andamento della campagna vaccini ed al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Il Pnrr, approvato in Consiglio dei ministri ed inviato alla Commissione Europea lo scorso 29 aprile, contiene le riforme che l’Italia intende avviare, da qui al 2026, per risollevare l’economia interna dalla crisi provocata dalla pandemia. Tra i numerosi ambiti coinvolti, emergono gli interventi in campo di giustizia civile volti a tagliare i tempi di svolgimento delle procedure.

L’inefficienza del sistema giudiziario italiano ha riflessi negativi su numerosi aspetti della crescita economica, tra cui investimenti, innovazione ed aumento del costo del credito. Nel corso del decennio successivo alla crisi del 2008, a livello nazionale si sono susseguiti diversi tentativi di riforma della giustizia civile, che avevano lo scopo di rendere il sistema giudiziario più semplice e veloce. Nonostante i passi avanti, i margini di miglioramento restano ancora ampi, soprattutto rispetto agli altri Stati dell’UE. Basti pensare che il sistema giudiziario italiano nel 2018 impiegava circa 500 giorni per una sentenza di primo grado, contro i 200 europei.

Il legame tra crediti deteriorati e giustizia civile

Nel processo di recupero crediti, il rapporto tra costi e benefici va inevitabilmente di pari passo con i tempi della giustizia. C’è un legame diretto tra l’eccessiva durata delle procedure (framework legale) e la percentuale del recupero del credito, che impatta direttamente sul prezzo di acquisto del credito. Per via della disomogeneità territoriale, inoltre, a parità di consistenza patrimoniale del debitore, la cifra che si può recuperare dipende in larga misura dal tribunale a cui ci si rivolge.

La previsione di un incremento dello stock di crediti non-performing è una naturale conseguenza di ogni crisi economica. A fine 2020 si stimava la presenza in Italia di 300 miliardi di crediti deteriorati. Stime aggiornate delineano un incremento nel prossimo biennio a 400-450 miliardi di euro, che peggioreranno nel caso in cui le previsioni di crescita del PIL non si dovessero confermare. Questi crediti dovranno essere gestiti in larga misura dagli operatori delle Società di Recupero Crediti, che per professione si occupano della gestione e del recupero di crediti non performanti. Visto l’andamento che si prospetta, la gestione potrebbe complicarsi e si rischia di incorrere in un incremento dell’arretrato, che dal 2014 si stava via via riducendo, pur restando molto elevato. Il numero di procedimenti civili pendenti in attesa di evoluzione giudiziaria ammonta a circa 3 milioni, bloccando intorno ai 100 miliardi di euro.

Cosa potrebbe emergere da uno scenario di riforma della giustizia

Le Società di Recupero Crediti sono geneticamente connesse al mondo dei dati, dai quali scaturiscono le informazioni che stanno alla base dell’intero processo di recupero. In un mondo dove ogni decisione parte dalle informazioni, quelle fornite dai professionisti esterni, che di mestiere le producono, sono estremamente importanti sia per la fase stragiudiziale che per quella giudiziale.

Queste da sole però non bastano. Com’è stato sottolineato nel corso del Convegno, in ottica di rilancio, la capacità di creare nuovi strumenti processuali è non solo necessaria, ma una priorità nel brevissimo termine.

In un mondo post Coronavirus, la giustizia sarà uno dei perni centrali, soprattutto per quanto riguarda l’eccessiva durata dei processi civili e penali. Si sta puntando molto sulle misure alternative al processo al fine di ridurne i termini, tramite digitalizzazione e strumenti per dirimere le controversie. Il processo esecutivo è fra quelli che per primi hanno avviato una progressiva digitalizzazione ed il processo civile telematico è ormai una modalità piuttosto consolidata. La pandemia ha reso tutti più consapevoli del fatto che la digitalizzazione debba proseguire, continuando con le udienze da remoto ed estendendo gli strumenti digitali anche al Giudice di Pace.

L‘evento digitale di CreditNews ha toccato temi molto cari alla nostra realtà, oltre che particolarmente attuali. In ottica di ripresa, più che di misure alternative si dovrebbe forse parlare di strumenti complementari, finalizzati ad alleggerire il carico dei tribunali ed alleviare le tensioni sociali. I benefici di una riforma diventeranno tangibili solo nel corso degli anni, mentre vi sono strumenti attuabili ed efficaci nell’immediato. Tra questi, i processi informativi ed i sistemi evoluti di analisi e classificazione di portafogli di crediti insoluti permettono di creare workflow automatizzati per capire la convenienza dell’azione giudiziale. Così facendo, si ottimizzano le procedure e si evita a priori non solo di affrontare costi inutili, ma anche di appesantire un sistema giudiziario già ampiamente provato.

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