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La gestione del credito in tempo di crisi: come cambierà il nostro lavoro?

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Gli impatti del Covid-19 sul Credito e le prospettive future secondo Credit Manager e Servicer delle principali realtà italiane

Dopo i due mesi di tempo sospeso che hanno attivato un repentino cambio di paradigmi e condizioni delle nostre sfere personali e professionali, la macchina economica del nostro Paese si appresta a ripartire. E lo fa in una situazione complessa, che ipotizza molteplici panorami, tra timorose incertezze e flebile ottimismo.

In questo momento di ripresa graduale delle attività, tra gli aspetti economici che destano maggiore preoccupazione c’è anche la gestione e l’accesso al credito, soprattutto per le PMI italiane.

Come attori della filiera del credito, abbiamo avuto modo di discutere con altri esponenti del settore circa le mutate prospettive finanziarie, lavorative e culturali che ci attendono, in occasione dell’evento web organizzato da StopSecret Magazine con MeetEasy, “La gestione del credito ai tempi del Coronavirus”.

Anche il nostro settore, infatti, ha dovuto affrontare il cambiamento di modelli e strumenti per la gestione dei clienti, nonché delle strategie per raggiungere i risultati attesi.

Il blocco forzato dalla pandemia da Covid-19 ha accentuato le preoccupazioni per quelle imprese che fanno parte di macro-settori toccati dalla crisi già in atto (come Ho.Re.Ca, automotive o lavorazioni metalliche). Per questi attori sarà più difficile prevedere un modello di piani di pagamento e rientro.

La ricerca effettuata da Unirec circa l’impatto della crisi sul settore dei crediti mette in luce una situazione da risollevare. In generale, gli affidi totali sono aumentati del +25% circa, se confrontati con il mese di marzo 2019, ma il recuperato ha registrato un -24,59%. Cali importanti si evidenziano anche per quanto riguarda i valori delle pratiche affidate (-8,42%) e recuperate (-26,40%).

Considerando la specificità dei settori, Banking e Finance hanno registrato una diminuzione importante nei processi di home collection, sostenuta però da maggiori posizioni di affido in phone collection.

D’altro canto, si prevede un margine di recupero più rapido per gli ambiti che hanno beneficiato dei risvolti dell’emergenza globale, come quello farmaceutico e ICT/media. Tuttavia, anche comparti come Telco e Utility hanno evidenziato un calo importante di volumi e importi recuperati, che per Unirec si assesta intorno al -47% rispetto allo scorso anno.

Sarà quindi opportuno optare per uno studio del singolo debitore, senza previsioni generalizzate, che porterà i gestori del credito ad azioni sempre più tailor-made. Allo stesso modo, anche la valutazione dei clienti in fase di acquisizione ha subìto una sospensione: al momento di raccogliere i dettagli delle aziende in maggiore o minore difficoltà, la sfida sarà interpretare le tabelle di performance e ricalibrare le valutazioni di rischio nei nuovi processi di gestione del credito.

Oltre all’importanza della nicchia di appartenenza dei diversi clienti, quindi, il monitoraggio costante e la valutazione tempestiva del rischio di credito nel medio termine possono giocare un ruolo essenziale. L’obiettivo è cogliere il termometro economico complessivo nel modo più esaustivo possibile.

In quest’ottica, si auspica una sensibilizzazione generale nei confronti del debitore, con una speciale attenzione alla contrattualistica di vendita. Le società di gestione avranno sempre più bisogno di dati di contatto per raggiungere le aziende, oltre a tempi di azione sulle pratiche più rapidi e una formazione puntuale di tutte le risorse interne alla filiera del credito.

Per questo, anche le società di investigazione avranno un ruolo di supporto importante per i servicer che richiederanno informazioni rapide sui propri clienti. Sarà indispensabile reperire dati di elevata qualità, per alimentare i flussi di lavoro futuri.

Di fondo, la necessità di isolarsi per tutelare la propria salute e la sicurezza altrui ha cambiato anche le policy di recupero del credito e i rapporti con i debitori, senza intaccare la realizzabilità degli obiettivi. Lo smartworking ha accentuato l’importanza della consulenza in un momento di crisi che diventa fattore comune sia per i gestori del credito sia per le aziende. L’assistenza tecnica e informativa si stanno rivelando essenziali per far fronte alla creazione di una “nuova normalità”, che vede soprattutto nella tecnologia un valido strumento per generare vantaggi concreti in tema di trasformazione digitale.

La pandemia ha cambiato gli orizzonti di tanti e diversi panorami, dunque, dal mercato del lavoro all’evoluzione della sua concezione, dall’analisi degli strumenti utilizzati finora alla presa di coscienza che non è più possibile rifugiarsi in un laconico “non succederà mai”.

Sull’onda di un cambiamento imprevedibile, rimarrà in piedi chi saprà essere flessibile, lungimirante e resiliente.

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