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Negli ultimi mesi, tutti abbiamo cercato di adattarci al cambiamento e di cogliere le opportunità di crescita nell’incertezza di una crisi senza precedenti. Ogni ruolo professionale ha dovuto considerare una trasformazione accelerata, talvolta forzata, per gestire al meglio la complessità di questo periodo. La difficoltà delle imprese si riflette su tutta la filiera economica, che punta a rivisitare i vecchi processi di gestione del credito per costruire il futuro su aspetti che, forse, prima di oggi davamo per scontati.

Ritardi nei pagamenti, un fenomeno che accomuna

In tutta l’eurozona, l’economia registra performance al ribasso, con ottobre che segna flebili miglioramenti per le attività manifatturiere e cali importanti nel settore terziario (fonte: Corriere, L’Economia). Un declino lontano dal record minimo registrato a giugno, certo, ma che continua a fomentare l’incertezza percepita da tutti gli attori della gestione del credito.

Com’è noto, l’onda della crisi ha investito alcuni settori più di altri. A livello mondiale e rispetto ai dati di giugno 2019, Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Regno Unito si inseriscono in classifiche negative sulle performance per pagamenti alla scadenza in diversi settori. Il triste primato spetta al comparto alberghiero, che segna fino a un -40%.

Gli effetti del lockdown sono stati incisivi sui pagamenti oltre i 30 giorni per tutto il settore Ho.Re.Ca, arrivando a un aumento del 60% in molti paesi, tra i quali l’Italia. Anche commercio all’ingrosso, edilizia e operatori dello spettacolo hanno registrato gravi ritardi nel saldo oltre il mese, con una media del +30%.

In Italia, l’effetto Covid-19 detta i confini della gestione del credito

Guardando al nostro Paese, la tendenza dei ritardi gravi negli ultimi tre mesi è aumentata del 21% rispetto a fine 2019. Dopo lo strascico lasciato dalle passate crisi finanziarie, negli ultimi anni si era verificata una sorta di stasi dei ritardi. La situazione appariva quasi normalizzata, se consideriamo l’ultimo decennio, ma è andata peggiorando in differita, nel periodo successivo alla chiusura totale delle attività.

Per pagamenti con ritardi oltre i 30 giorni, l’Italia risulta divisa in due. Incrementi evidenti si registrano in aree un tempo puntuali, come Lombardia e Veneto che segnano rispettivamente +27,2% e +32,6% di lag sull’ultimo quarto del 2019. Tassi in aumento in range minore, invece, al sud e nelle isole, dove la situazione risultava instabile prima del periodo emergenziale.

È ormai chiaro a tutti quanto il cosiddetto “effetto Covid” si sia sentito sulla liquidità delle imprese, con picchi per alcune. Dopo la prima ondata, i pagamenti oltre il mese per strutture ricettive e ristoranti sono aumentati di oltre il 27% rispetto all’ultimo quarto del 2019. Ma anche la categoria degli installatori ha visto un rialzo del 21% sulla situazione dello scorso anno. Una crisi che non risparmia nessuno, insomma, nella quale resta puntuale nei pagamenti solo il settore GDO  (fonte dati: Studio Pagamenti Cribis).

Cashflow più agile con le moratorie: e dopo?

Se da un lato le dilazioni e la rinegoziazione dei termini di pagamento hanno permesso alle banche di sopperire alle difficoltà delle imprese, ci si inizia a chiedere come si interverrà sugli attuali portafogli di credito una volta esauriti gli aiuti.

Una logica strategica fondata su informazioni attualizzate e monitoraggi potrà aiutare a scongiurare le forti preoccupazioni dichiarate anche da Confesercenti, che aveva segnalato la necessità per 4 aziende su 10 di ridurre il proprio organico, pena il fallimento. Circa 90mila imprese del settore commercio e turismo si dichiaravano sull’orlo della chiusura definitiva. Con le nuove disposizioni, l’associazione di categoria ha stimato un’ulteriore riduzione dei consumi delle famiglie di 5,8 miliardi di euro. Un calo che potrebbe togliere 95 miliardi alla spesa complessiva e, ancor più grave, aggiungere 20mila serrande abbassate.

In questo scenario dalle previsioni sempre più ardue, è chiara l’importanza della conoscenza del proprio cliente e del proprio fornitore, anche in termini di salute economica: reale operatività, problematiche rilevate, capacità di ripartenza. I crediti in sofferenza e i ritardi nei pagamenti intaccano la stabilità e la redditività aziendale, per questo continuano a essere gli “osservati speciali” dall’intera filiera del credito.

Analisi preventiva di clienti e fornitori: prevenire è già curare

Per non farsi cogliere impreparati dalle conseguenze che si paleseranno in futuro, la prerogativa attuale dei credit manager è mantenere l’equilibrio tra attenzione e supporto ai clienti. Attivare piano di rientro, anticipare la necessità di liquidità, posticipare i termini di pagamento o anche sospendere la fatturazione per far fronte ai casi più complessi. Per attuare soluzioni mirate e tutelare i propri interessi è essenziale saper valutare i rischi in ottica preventiva.

Non sappiamo quello che succederà, ma possiamo arrivare preparati. Per questo, rifarsi ai documenti ufficiali (quando disponibili) diventa ormai anacronistico, poiché oggi i dati possono perdere di realtà nel momento in cui si leggono. Anche i bilanci, di fatto, non cattureranno il miglioramento o peggioramento delle aziende: lo potranno fare, invece, le informazioni reperite tramite attività investigativa, che fotografi lo stato di salute del proprio portafoglio grazie a verifica su ogni cliente, con costi ottimizzati.

Il monitoraggio, la valutazione dell’affidabilità commerciale di clienti e fornitori, la riqualifica della propria customer base farà ancora più da discrimine tra una gestione del credito che guarda al presente e una visione strategica improntata al futuro.

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