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Finta malattia dipendenti: che prove servono per il licenziamento?

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Ecco alcune informazioni utili per poter provare in sede giudiziaria la finta malattia di un proprio dipendente per poter poi ricorrere al licenziamento

Ecco alcune informazioni utili per poter provare in sede giudiziaria la finta malattia di un proprio dipendente per poter poi ricorrere al licenziamento

La gestione del personale è uno dei ruoli più difficoltosi per un imprenditore che deve andare incontro ad una serie di fattori critici, quali la capacità produttiva, la motivazione e gli incentivi, la selezione, la formazione, etc.
Tra queste variabili si trova anche la gestione dei dipendenti in malattia; è infatti un sacrosanto diritto del lavoratore, in caso di sopraggiunta impossibilità di lavorare per cause di salute, poter assentarsi dal posto di lavoro e venire retribuiti ugualmente.
Per fare ciò come sappiamo è necessario un certificato medico e, provata la reale esistenza di una malattia, al dipendente spetta una retribuzione pari al 50% della paga media giornaliera dal 4° al 20° giorno e al 66,66% dal 21° al 180°. Diverso è il discorso per i dipendenti  pubblici ai quali spetta l’80% della paga media giornaliera per tutta la durata della malattia.
Ciò vale a partire dal 4° giorno di malattia e viene erogata dall’INPS nei casi appena citati; nei primi 3° giorni questa indennità è a carico del datore di lavoro.

Il primo tipo di controllo per i dipendenti che richiedono dei giorni di malattia è ovviamente la visita medica, possibile in orari prestabiliti dall’INPS che vanno dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00.
L’assenza del dipendente in questi orari, se non giustificata, comporta l’applicazione di sanzioni e quindi la non indennizzabilità delle giornate di malattia per un massimo di 10 giorni di calendario in caso di 1° assenza a visita di controllo non giustificata; nel caso di 2° assenza a visita viene meno il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia mentre si va a perdere il 100% dell’indennità con la 3° assenza non giustificata.

Ma come è possibile sapere cosa il dipendente faccia fuori dagli orari di reperibilità e se effettivamente la malattia sia reale o sia solo un modo per  ottenere l’indennità ed impegnare il proprio tempo per se stessi, andando quindi contro gli interessi dell’azienda?
Con la sentenza 17113 la Corte di Cassazione ha stabilito che sia possibile avvalersi di società di investigazioni con licenza investigativa, che sono in grado di recuperare prove ed  informazioni che siano poi utilizzabili in sede giudiziaria quando il datore di lavoro abbia intenzione di procedere al licenziamento per giusta causa.

Il dipendente per andare incontro ad un eventuale provvedimento deve però attuare dei comportamenti che vadano contro il processo di guarigione dalla malattia specifica; non è plausibile infatti che un dipendente che prenda dei giorni di malattia per una tendinite al gomito si rechi poi a giocare a tennis negli orari fuori dalla reperibilità per il medico.
Stesso discorso può essere fatto per un soggetto con una lombosciatalgia che viene immortalato facendo un trasloco e portando pesi non adatti sicuramente per una persona intenta a guarire dal “mal di schiena”.
Per reperire le prove di una finta malattia l’investigatore privato può difatti pedinare il soggetto e acquisire foto e video di questo durante le attività esterne per poi fornire un report accurato al datore di lavoro che solo a quel punto possiede gli elementi per accusare il proprio collaboratore.

L’utilizzo dei giorni di malattia in maniera fraudolenta sono vari e si va dai casi di utilizzo dei giorni liberi per attività dedicate a se stessi fino all’impegno, nei giorni interessati, in un secondo lavoro; è questo il caso di qualche giorno fa di un dipendente di un centro commerciale che, ufficialmente in malattia, è stato immortalato nella paninoteca del figlio intento a controllare la cottura di un hamburger dietro al bancone.
Il caso ovviamente ora si trova in tribunale con il datore di lavoro da una parte che denuncia il proprio impiegato di truffa e questo che quindi è costretto a difendersi in sede giudiziaria.
L’impresa da parte sua ha agito coscienziosamente e con prudenza, avvalendosi di un investigatore privato, le quali evidenze riportate sono poi riproducibili in processo.
Il caso specifico sarà poi studiato dal giudice, sentito l’interessato e valutate tutte le implicazioni.

Ogni caso è ovviamente differente ed il metro di giudizio sui vari casi è potenzialmente variabile.
Ancora differenti sono i casi nella pubblica amministrazione, sulla quale si prospetta una stretta, e dove già a novembre scorso si è partiti con la volontà di combattere l’assenteismo dannoso grazie anche alla prevenzione delle assenze seriali (lunedì e pre-festivi per intenderci) e quelle di massa, che andranno a diventare causa legittima di licenziamento.
Ciò che è fondamentale per il datore di lavoro, in ottica di difesa del patrimonio aziendale, è non improvvisarsi in reperimento di prove fai da te e, nel caso di sospetti fondati, rivolgersi a professionisti che siano in grado di consigliarli sul da farsi per trovare la soluzione ideale. 

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