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Esportazioni e piccole-medie imprese: Opportunità e Minacce

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L’internazionalizzazione delle imprese italiane passa per le esportazioni; valutare i rischi di un mercato estero è il primo passo e le informazioni commerciali diventano indispensabili.

L’internazionalizzazione delle imprese italiane passa per le esportazioni; valutare i rischi di un mercato estero è il primo passo.

Il Made in Italy come sappiamo è il fiore all’occhiello del nostro paese soprattutto quando parliamo di esportazioni e di determinati settori.
I dati degli ultimi anni confermano la ritrovata capacità delle nostre imprese di sfruttare i vantaggi competitivi e vediamo come dal 2008 al 2015 l’aumento delle esportazioni italiane sia stato dell’11,65% (Dati Istat) con un sensibile aumento soprattutto nell’export extra-UE, Stati Uniti, Giappone e Cina in primis.
Tra i settori in crescita troviamo il settore automobilistico che nell’ultimo anno è cresciuto del 13,6%; bene anche i settori delle sostanze chimiche e di macchinari e attrezzature.
Negli ultimi mesi del 2016 continua poi ad aumentare l’avanzo commerciale italiano, costituito dalla differenza tra esportazioni e importazioni.

E’ in questo contesto di crescita che nascono le opportunità anche per le imprese di piccole e medie dimensioni che ancora non si sono affacciate sul mercato estero o che fanno i loro primi passi verso i paesi più vicini.
La teoria economica ci insegna che le fasi di internazionalizzazione avvengono solitamente per via graduale dopo un primo consolidamento nel mercato interno; è a quel punto che arriva l’input dall’esterno grazie all’ordine da parte di un cliente estero che porta poi a valutare la possibilità, se il primo step è andato positivamente, di analizzare strategicamente un determinato mercato per poi compiere azioni cosiddette push per entrare in quest’ultimo.
I passaggi successivi sono poi l’esportazione tramite organizzazioni indipendenti per poi passare alla creazioni di filiali commerciali nel paese estero o ad accordi (franchising o Joint Ventures)  fino ad arrivare all’ultimo stadio, quello cioè dell’investimento produttivo nel paese target.
Le teorie di internazionalizzazione son diverse ma in queste fasi, differenti a seconda della tipologia di impresa e del management, una costante è quella relativa alla conoscenza del mercato; più le informazioni sul mercato sono numerose più i rischi diminuiscono e più ci si spinge verso una penetrazione più completa del mercato obiettivo.

Tornando ad una prima fase in cui le conoscenze sul mercato sono basse e si compiono i primi passi verso un determinato mercato estero ciò che un’impresa necessita per gestire il rischio sono le cosiddette International Business Information cioè le informazioni commerciali sui potenziali clienti esteri relative alla loro affidabilità e alla loro solvibilità.
E’ in questo momento che entrano in gioco le società specializzate in informazioni commerciali che sono in grado in poco tempo di offrire un’analisi sintetica del cliente estero  che comprende al suo interno i dati anagrafici, la sede legale, le visure camerali o gli eventi negativi a seconda del paese.
Tramite queste informazioni viene poi elaborata una stima del rischio di fallimento dell’impresa analizzata e un rating aziendale che permette, in una prima fase, di valutare se il potenziale cliente sia o no affidabile.

Le informazioni pubbliche disponibili variano appunto a seconda del mercato estero analizzato; alcuni paesi hanno diversi dati disponibili come il Belgio nel quale è possibile ottenere azionariato ed esponenti a seconda della forma societaria, le notizie storiche dell’azienda, il controllo dei protesti, il bilancio, che è obbligatorio per tutte le imprese (per quelle con meno di 50 dipendenti è possibile depositare un bilancio in forma abbreviata), la visura camerale e le esperienze nei pagamenti.
Anche la Spagna mette a disposizione diverse informazioni tra cui i nominativi di clienti e fornitori e le visure ipocatastali; restando in Europa, la Germania rende pubblici invece meno elementi, la visura ipocatastale per esempio è ottenibile solo tramite un notaio, inoltre non c’è obbligo di deposito dei bilanci per le Sas e sono poche le Srl, seppur obbligate, che lo fanno.
Spostandoci oltreoceano vediamo come le differenze siano enormi tra diversi paesi; se negli USA è possibile conoscere in alcuni casi l’azionariato, gli esponenti, gli eventuali  protesti e anche le esperienze di pagamento divise per categorie merceologiche in Cina è complesso anche il solo rintraccio anagrafico dell’impresa a causa delle traduzioni dalla lingua originale all’inglese che rischia spesso di non permettere il riconoscimento al momento della ricerca dati.

E’ possibile poi svolgere un focus ancora più approfondito dell’azienda che esula dalle sole informazioni prese da fonti pubbliche e che consiste in un’indagine investigata che andrebbe a recuperare informazioni ufficiose, conti correnti bancari o ulteriori informazioni utili per valutare in maniera accurata il possibile partner commerciale.

La rinascita dell’economia italiana passa anche e soprattutto dalla crescita delle PMI che oltre a creare ricchezza sono in grado di esportare la qualità, la creatività e lo stile italiano nel mondo; l’aumentare delle imprese italiane che si internazionalizzano hanno infatti il merito di instaurare un circolo virtuoso che non può che giovare all’economia nazionale, ai nuovi potenziali giovani imprenditori e alla fiducia nel mercato.
In un periodo di venti di nazionalismo e chiusura xenofoba lo sviluppo dei mercati esteri è il modo più concreto e palese di dimostrare quanto una Nazione abbia bisogno delle altre per collaborare e prosperare.

 

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