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Energia elettrica e morosità: i dati sul credito e le differenze tra mercato libero e tutelato

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I trend del settore Utilities in ambito morosità della clientela e gli strumenti utili nella gestione del credito nel mercato retail dell’energia elettrica

 

Come è cambiato il mercato dell’energia elettrica negli ultimi 5 anni in termini di morosità? Quanti utenti pagano nei termini le proprie fatture di energia elettrica? Un panoramica del trend nel mercato delle Utilities è importante per comprendere dove questo si stia dirigendo in termini di gestione del credito. Partendo dai dati effettivi è infatti possibile muoversi verso una maggior tutela dal rischio di credito o un eventuale allargamento delle maglie in termini commerciali, oltre che in una gestione degli insoluti più o meno repentina e strutturata.

Prendendo in considerazione il quinquennio 2012-2017 il primo dato interessante è quello relativo alla percentuale di clienti che non hanno rispettato i termini di pagamento a seconda della tipologia di cliente, suddividendo questi in Domestico a bassa tensione (BT), Altri usi (BT) e Altri usi a media tensione (MT); mentre la percentuale di  clienti “MT Altri usi” con ritardi nei pagamenti ha visto un calo drastico, dal 37,8% del 2012 al 14,8% del 2017, la categoria “BT Domestici” ha visto un discreto aumento dal 11,5% al 21,9%, e perciò un aumento della rischiosità del credito sui privati; resta stabile il cluster “BT Altri usi” che cala del 2,1% nel quinquennio. Se lo stesso dato viene esploso per tipologia di mercato vediamo come sia quello a maggior tutela che quello libero hanno fatto registrare degli aumenti (+ 6,1% vs +3,7%), attestandosi rispettivamente al 17,1% per il primo ed il 25,5% per il secondo (2017).

Tenendo come suddivisione la tipologia di mercato ed analizzando la percentuale di fatture non pagate entro i termini vediamo come il trend di peggioramento sia confermato per entrambe i mercati con quello a maggior tutela che passa dal 11% al 16,8% e quello libero che va invece dal 21,8% al 25,2% nel 2017. A livello di importi complessivi cambia leggermente la percentuale di scaduti per entrambe i mercati con un trend in miglioramento per il mercato libero (dal 16,8% al 12,9%) ed in peggioramento per quello tutelato (dal 11,9% al 16,1%).

Ultimo approfondimento interessante è quello relativo alla composizione del portafoglio crediti del settore dell’energia elettrica per anzianità del credito. Un dato sicuramente significativo è l’aumento della percentuale di crediti a lungo termine (>180 giorni) che passa dal 60% del 2012 al 71,1% del 2017. Dall’altra parte chiaramente diminuiscono i crediti tra i 30 ed i 180 giorni (da 23,9% a 14,2%) e quelli minori di 30 giorni (da 16,1% a 14,6%). Per avere una visione più completa dei numeri connessi a queste percentuali si parla di un credito complessivo del mercato di energia elettrica di 5,5 mld nel 2012 e di 5,8 mld nel 2017; il trend nel periodo è invece altalenante se pur con un aumento tra inizio e fine del periodo preso in considerazione.

Se si va infine ad esplodere  il dato della composizione del credito per tipologia di cliente vediamo come i crediti di anzianità minore siano quelle della categoria “BT domestici” che nel 2017 si suddivide tra il 57,8% di crediti a lungo termine, il 17% a medio termine ed il 25,2% a breve termine. A seguire i clienti “BT Altri usi” (74,4% a lt, 13,7% a mt e 11,9% a bt) ed infine i clienti “MT Altri usi” (77,2% a lt, 12,8% a mt e 10% a bt). A livello di suddivisione dei crediti per tipologia di cliente sono invece i “BT Altri usi” a rappresentare gli importi maggiori con 2,9 mld di euro nel 2017, contro gli 1,5 mld dei “MT Altri usi” ed infine i 1,4 mld dei “BT domestici”(Fonte: Monitoraggio Retail– ARERA 2018).

L’analisi dei dati sulla morosità per il settore dell’energia elettrica permette di individuare due punti focali e cioè l’aumento del rischio di credito sui clienti privati e quindi sulle utenze domestiche e la crescita del livello di anzianità dei crediti per il comparto. In riferimento al primo punto un miglioramento della fase di prevention sulle persone fisiche è sicuramente una delle vie praticabili per contrastare il trend; se in ambito imprese gli strumenti sono più elaborati la valutazione preventiva sulle persone fisiche è più complicata, anche se esistono dei sistemi che permettono un’analisi dettagliata e per step a seconda della tipologia di credito e di esposizione che uniscono diversi tipi di informazioni, pubbliche ed investigate.

Riguardo l’aumento dell’anzianità dei crediti è sicuramente auspicabile un’azione più rapida di recupero del credito per evitare che questo si trasformi in effettiva sofferenza, con tutto ciò che ne consegue in termini di recuperabilità. In ottica di aggredibilità infatti la capacità patrimoniale di privati ed imprese è inversamente proporzionale all’aumentare dei giorni di scaduto, come conferma il DebtScreening per l’annualità 2018, lo studio che analizza le caratteristiche del debitore in termini anagrafico/patrimoniali che verrà pubblicato nei prossimi giorni.

 

 

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